In vista della visita in Cina del commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič, in programma dall’8 ottobre, il Parlamento europeo ha affermato con chiarezza che le relazioni tra l’UE e Pechino non possono proseguire secondo la logica del “business as usual”. In ballo, secondo gli eurodeputati, non vi sono soltanto i rapporti commerciali fortemente squilibrati, ma anche la sicurezza e i valori europei. In una raccomandazione approvata con 454 voti favorevoli, 86 contrari e 110 astensioni, l’Eurocamera ha sottolineato l’importanza del dialogo con la Cina sulle sfide globali, la pace, la sicurezza, il clima e i diritti umani, rilevando al contempo che le relazioni bilaterali hanno raggiunto un punto critico a causa delle pratiche economiche sleali di Pechino e della sua posizione sulla guerra della Russia contro l’Ucraina.

Intervenendo in conferenza stampa dopo il voto, la relatrice della raccomandazione, Hilde Vautmans (Renew Europe), ha interpretato l’ampia maggioranza come il segnale di un sostegno trasversale a una politica europea più unitaria verso Pechino. “Le relazioni dell’Europa con la Cina non possono continuare come oggi”, ha affermato, indicando tre priorità: “economia, sicurezza e valori”. Secondo Vautmans, il voto conferisce a Šefčovič “un mandato politico molto forte” in vista della missione a Pechino. “L’Europa dovrebbe aspettarsi risultati concreti”, ha sottolineato.

Nello specifico, gli eurodeputati hanno espresso “profonda preoccupazione per le notizie verificate secondo cui l’esercito cinese avrebbe addestrato personale militare russo per combattere in Ucraina”. Secondo il Parlamento europeo, l’UE “dovrebbe coordinarsi con gli Stati Uniti, i membri del G7 e altri partner che condividono gli stessi ideali, e incoraggiare la Cina a usare la sua influenza sulla Russia per contribuire a porre fine alla guerra”.

La relatrice ha insistito anche sulle implicazioni per la sicurezza europea. L’UE, ha dichiarato, deve “proteggere le infrastrutture critiche dallo spionaggio e dalle interferenze straniere e agire contro le aziende cinesi che sostengono la macchina bellica russa”. Vautmans ha poi aggiunto che “la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan sono un interesse europeo diretto”. Quanto ai diritti umani, ha citato Tibet, lavoro forzato e Hong Kong: “Gli interessi economici non possono mai significare silenzio sui diritti umani”.

Sul fronte economico, gli eurodeputati hanno chiesto un deciso intervento per contrastare “l’uso improprio dell’eccessiva dipendenza economica dell’UE dalla Cina”, insieme a una rigorosa strategia di riduzione del rischio incentrata su materie prime critiche, medicinali, batterie, veicoli elettrici, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, semiconduttori e altri settori strategici. Da qui la richiesta di rafforzare il controllo degli investimenti e la protezione delle tecnologie critiche, delle infrastrutture e delle catene di approvvigionamento. Tra le sfide individuate dall’Eurocamera figurano la sovraccapacità industriale cinese, i sussidi statali e le restrizioni all’accesso delle imprese europee al mercato cinese.

Il commissario Šefčovič in Cina, l’UE cerca un riequilibrio commerciale mentre Parigi e Berlino alzano la pressione

Vautmans ha quantificato il disavanzo commerciale dell’UE con la Cina in “quasi un miliardo [di euro] ogni giorno”, presentandolo come una delle ragioni principali per un cambio di passo. “Quando la Cina pratica il dumping sui veicoli elettrici, sull’acciaio o sui pannelli solari nel nostro mercato, l’Europa deve usare i propri strumenti di difesa commerciale”, ha dichiarato. Ha quindi chiesto controlli più rigorosi sugli investimenti, tutela delle tecnologie sensibili e una minore dipendenza dalle forniture cinesi di materie prime critiche.

La richiesta rivolta alle altre istituzioni UE è di garantire “reciprocità e parità di condizioni negli scambi commerciali e negli investimenti”, sostenendo un’azione proporzionata dell’Unione qualora la Cina non apra i propri mercati interni.

Per la missione di Šefčovič, la relatrice ha auspicato progressi sullo squilibrio commerciale, un migliore accesso delle imprese europee al mercato cinese, una reciprocità effettiva e forniture affidabili di materie prime critiche, senza restrizioni politicamente motivate. “Non cerchiamo uno scontro con la Cina. Vogliamo un vero partenariato. Ma questo richiede reciprocità, rispetto e fiducia”, ha precisato. Rispondendo a una domanda della stampa, ha indicato come novità della raccomandazione soprattutto l’unità politica intorno a misure concrete e il rilancio della diplomazia parlamentare con Pechino. Nella raccomandazione, gli eurodeputati auspicano, infatti, un rafforzamento del partenariato globale “Global Gateway”, che offra un’alternativa credibile all’iniziativa cinese “Belt and Road”, in particolare in Africa e America Latina. Nella relazione votata in plenaria, gli eurodeputati hanno anche ribadito la politica “Una sola Cina” dell’UE, opponendosi al contempo a qualsiasi modifica unilaterale dello status quo a Taiwan mediante la forza o la coercizione.

Tra marzo e giugno 2026, tre delegazioni del Parlamento europeo hanno visitato la Cina ed è prevista una nuova visita dei membri della Commissione per il commercio internazionale (INTA) dal 27 al 29 ottobre, circa dieci giorni dopo una riunione del Consiglio europeo in parte dedicata agli “squilibri macroeconomici globali”.

 

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